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Il complesso carsico Occhiopinto - Scaloria

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Grotta Scaloriada una citazione di Michele De Filippo: Dal 1967 eravamo convinti, noi del Gruppo Speleologico «Michele Bellucci» di Manfredonia, che l'imponente complesso carsico Occhiopinto-Scaloria fosse una sola grotta e che quindi l’ingresso principale fosse da individuarsi in quello attuale di Occhiopinto. Dopo un periodo di studi, iniziammo l'esplorazione sistematica nell'intento di fugare i molti dubbi e le molte riserve: nostra intenzione era dimostrare che trattavasi di una sola grotta.

Poco più in là delle ultime case di Via Scaloria in Manfredonia, al bivio per San Giovanni Rotondo e la frazione Montagna, sorge una fabbrica di mattonelle.

Sul lato sinistro di questa, l'ingresso unico e monumentale della grotta Occhiopinto, risultante sulla carta dell'I.G.M. al Foglio 164 10 N-E, latitudine 41°31'20", longitudine 3°27'15", e, secondo i rilievi effettuati dal Gruppo Speleologico «Michele Bellucci» nel 1970, a quota m. 43 s.l.m. con una profondità massima di m. 43, sviluppo parziale di Occhiopinto 20,7 m., sv. prz. passaggio Davanzo 71,5, sv. p rz. Scaloria 343,5 m., sv. tot. 622 m.

L’aspetto circostante è tipico delle «Cozzolete»: pochi centimetri di terra, qua e là filari di fichidindia, un mare di asfodeli e solo sulla destra un piccolo appezzamento coltivato a grano. Si scendono pochi metri e sulla destra e sulla sinistra si osservano massi ricoperti da rifiuti e tracce di scavi. Una fenditura nella roccia alta 50 cm. e larga 10 m. immette in un vestibolo che si sviluppa a ventaglio. A m. 32,50 dall'ingresso, sempre a pochi metri di profondità, ci troviamo in un primo cavernone, lungo 20 m., largo 50 e alto m. 2,60. Una patina di fanghiglia rende sdrucciolevole il percorso. Sparsi un po’ ovunque ancora rifiuti. In più punti tracce di scavi abusivi. Più in là un blocco monolitico provoca un rialzo alla cui base una strettoia immette in una saletta.

Un passaggio di modestissime proporzioni, ripercorrendo il cammino a ritroso, riporta all'ingresso: lungo il percorso ammassi di conchiglie, lische di pesce, cocci e prodotti litici.

Stagno all'interno di Grotta ScaloriaTutto fa presupporre che sia stato l'ingresso principale o quanto meno un punto di sosta. Il piano di calpestio in molti punti è costituito da sfasciume, in altri da blocchi, fratture, frane.
Il tutto ci porta alla convinzione che trattavasi di due caverne sovrapposte di cui l'attuale era il piano rialzato.

Il cavernone consta perciò di due tratti sub-pianeggianti, sovrapposti e superficiali, di cui la parte inferiore si sviluppa lungo una serie di fratture orizzontali e verticali in direzione nord-sud. Oltre il blocco monolitico, l'allargamento è sempre più accentuato ed assume una pendenza che va dal 30 al 40 per cento.

La volta non supera mai i 40-50 cm. A m. 96,5 dall'ingresso e a quota 19 dal piano campagna, un corridoio posto in senso trasversale e in direzione S.O. - S. E., largo m. 16, lungo 45 e alto 2, dà la netta sensazione d'un cambiamento nel paesaggio e nella natura della grotta.

A destra guano e massi; a sinistra il corridoio s'interrompe a causa d'una frana.

Al Cavernone del Guano, lungo m. 55 e largo 45, si accede tramite un'apertura al centro del corridoio e da due altre laterali, anguste e di più difficile accesso.

Un dislivello di qualche metro forma un gradone. Su di una parete rocciosa sigle e firme di visitatori. Il Cavernose del Guano si sviluppa in direzione N. E.. La volta a botte è quasi perfetta e l'altezza massima è di 6-7 metri. Sul lato sinistro, dove quasi la volta tocca terra, formazioni stalattitiche e stalagmitiche. Il piano di calpestio è completamente ricoperto da una coltre di guano alta circa 20 cm..

Nella zona mediana, ove la volta è più alta, cumuli di guano alti 3-4 metri denotano i punti di sosta d'una colonia di pipistrelli.

Lungo la parete frontale, a 180 m. dall'ingresso ed a quota – 26, vari cunicoli e passaggi immettono in piccole caverne cieche. In questa zona, in direzione N.- N.O. e N.- N.E. ben sei vasi concrezionati.

Grotta ScaloriaPoco più in là, sulla sinistra, per una fitta formazione di stalattiti e stalagmiti, carponi, ci si immette in un passaggio di modestissime proporzioni, detto del «Vibrafono». Dopo circa 20 m., attraverso strettoie ed un pozzo profondo 10 m., un laghetto riempie il fondo di un'intera sala.

Ad Est oltre il lago, macigni ricoperti di guano e frane di vaste proporzioni interrompono l'eventuale proseguimento.
L'impossibilità di andare avanti costringe a ritornare sui propri passi.

A 25 m. dal «Vibrafono», sempre nel Cavernone del Guano, si nota un primo crepaccio e poco più a sud il ciglio di un secondo alla base del quale un corridoio, lungo 15 m. e alto dai 2 ai 3 m., porta ad una biforcazione.

Il lato destro, seguendo un percorso accidentato, si riaffaccia sul laghetto.
Il lato sinistro, dopo 7 metri, sfocia nel cavernone da noi chiamato «Vianello», le cui dimensioni sono di 15 m. di lunghezza, 8 di larghezza e 3 di altezza. Siamo a quota - 43 dal piano campagna. In tutta questa zona la volta è ornata da formazioni stalattitiche, stalagmitiche e da gruppi colonnari.
Un bellissimo vaso concrezionato è incastonato alla base d'una di queste concrezioni alta 2 m.

Sparsi tutt'intorno altri vasi ormai in cocci. Nella parte terminale di questo Cavernone, verso S.E., due crepacci.

Nel primo dei quali è stata rinvenuta un'ascia levigata e di ottima fattura.

Una strettoia, in fondo al lato sinistro, larga 50 cm. e lunga 30 m., seguendo un percorso accidentato e tortuoso sfocia alla base d'un crepaccio alto 3 m. e largo 2, scavalcato il quale, ci si immette in un nuovo passaggio largo 50 m. e alto 30 cm.
Questa cavità è adorna di belle concrezioni, di vari vasi, di cui alcuni conerezionati e altri a bande rosse.
Da sottolineare uno di bellissima fattura a tre manici.
L’abbassamento tettonico, in questo tratto, è molto accentuato.

Un passaggio che si interna verso ovest conduce ad una successione di piccole caverne. La volta è ancora molto bassa (cm. 40) così come lo sarà per tutto il passaggio «Davanzo». Tutta questa parte della cavità era indubbiamente accessibile durante il neolitico: infatti la presenza di più vasi lo conferma.

Siamo così nel mezzo del passaggio «Davanzo» che a sud si ricongiunge dopo appena 30 m., attraverso una serie di passaggi e strettoie, con il corridoio trasversale che trovasi tra il primo Cavernone e quello del Guano.

Mappa della grotta ScaloriaA nord invece si ricongiunge all'altro complesso cavernicolo detto «Scaloria».

Il percorso totale fino a questo punto è di 400 m. e oltre.
Il paesaggio è quello tipico della «Scaloria». L'imponente volta, in buona parte del passaggio, poggia e trova sostegno su solenni stalagmiti.

Queste sotto l’ingente peso si sono sfaldate e spezzate.
Il tutto è sospeso a 50 cm. da terra. Si prova a causa di ciò un senso di smarrimento e di paura.

Una volta così fatta e a pochi centimetri dal viso dà il senso della morte.

Da quota - 31 si passa nel breve spazio di 25 m. a quota - 25, punto in cui «Occhiopinto» finisce e prende il nome «Scaloria».
Da un esame approfondito si è constatato che in tutta la zona del passaggio «Davanzo» si è avuto un più accentuato abbassamento tettonico.
Tale abbassamento si può calcolare in media sui 70-80 cm. e forse più.
Il paesaggio esterno della zona in questione presenta infatti una più accentuata depressione; il che convalida la nostra ipotesi.

La Grotta Scaloria non è aperta al pubblico.

Estratto da Atti del convegno storico – archeologico del Gargano 8, 9 e 10 novembre 1970