Itinerario 5 - Monti Dauni Meridionali
Troia, Faeto, Orsara, Bovino, Deliceto e Sant'Agata.
Troia
La Cattedrale
L'epoca in cui inizia la costruzione della Cattedrale è un periodo di grandi trasformazioni, di conquiste civili, di nuove espressioni artistiche, di scambi commerciali intensi, di nuovi rapporti tra popoli e razze.
E' il vescovo Girardo da Piacenza nel 1093, dopo la celebrazione del primo Concilio zonale, presieduto da papa Urbano II a dare vita ad un progetto di massima, che incorpora la preesistente chiesa di Santa Maria, oggi visibile nell'Abside, o, secondo alcuni studiosi, quella di San Secondino (V sec.).
I lavori terminarono nel 1120. Nel XII sec. l'impianto architettonico si presenta a croce latina, senza il braccio di crociera di destra.
La fiancata "Porta della Madonna" (a sinistra) è rimaneggiata nel XIII secolo.
Nel 1741 è rifatto e modificato architettonicamente il braccio di crociera sinistro (Cappella dei Santi), dopo il violento terremoto del 1731 e tra il 1770 e il 1777 è aggiunto il braccio di crociera di destra (Cappella dell'Assunta).
Una sostanziale modifica dell'interno si ha con il restauro del 1858. Il vescovo, mons. Tommaso Pàssero, fa eliminare i 19 altari gentilizi e la abbellisce con affreschi, altari e balaustrate barocchi.
L'Ambone ritorna in Cattedrale, provvisoriamente nella Chiesa di San Basìlio Magno.
Tra il 1950 e il 1960 l'interno è di nuovo restaurato, vengono eliminati gli affreschi, l'altare e le balaustrate barocche.
La Cattedrale è dedicata a Santa Maria Assunta. Il complesso architettonico è in stile romanico - troiano.
Il tesoro della Cattedrale
Il Museo del Tesoro della Cattedrale di Troia è ospitato nei settecenteschi locali del Palazzo dell'ex Seminario Vescovile nel cuore del centro storico incastonato tra la splendida Cattedrale romanica ed il vanvitelliano Palazzo Episcopio.
L'esposizione è articolata in quattro sezioni:
- Argenti, bronzi dorati ed avori;
- Volumi e Pergamene;
- Paramenti liturgici;
- Exultet.
Molte sono le meraviglie originali e preziose in mostra ma i tre Exultet (rotoli pargamenacei dell'XI - XII secolo) sono una vera rarità. Essi contengono il testo del praeconium paschale (annuncio della Pasqua) con i canti e le relative illustrazioni finemente miniate.
L'Exultet veniva srotolato dall'ambone della Cattedrale nel corso della tradizionale veglia Pasquale in cui il diacono annuncia alla comunità del clero e dei fedeli il Mistero Pasquale della Redenzione.
Queste rare opere (solo trentuno se ne conservano al mondo) prendono il nome proprio della prima parola della preghiera pasquale caratteristica del mezzogiorno medievale: Exultet.
Di particolare valore sono anche i busti argentei dei Santi Patroni di scuola Napoletana, i parati d'argento riguardanti il Mistero Eucaristico, i Codici miniati, i Libri Corali, i frammenti pergamenacei segnati da scrittura Longobarda - Beneventana, i tre cofanetti d'avorio del periodo bizantino, le Croci Benedizionali, una Edicola di legno dorata contornata da diverse reliquie con al centro un dipinto raffigurante il Redentore di scuola Umbra, un Calice in argento cesellato, attribuito alla scuola del Cellini, ed altri innumerevoli e preziosi oggetti di grande raffinatezza artistica come i Paramenti delle Cappelle Episcopali del 1700 e 1800 e le Pianete databili dal 1400 al 1800.
Chiesa di San Basilio Magno
E' menzionata per la prima volta in una pergamena del 1087.
Per il Petrucci risalirebbe al 1017, mentre per il Bambacigno la costruzione potrebbe essere datata a periodo paleocristiano.
Ha forma di croce latina.
La facciata, originariamente squadrata, è rimaneggiata in epoca barocca con due piccoli timpani a baldacchino.
Il portale e la bifora sono originali.
Due fregi, forse di epoca romana, sono incastonati ai lati.
Sul lato sinistro della Chiesa vi sono due porte tompagnate. Quella vicino al braccio di crociera è una porta solstiziale, come afferma il prof. A. Tavolaro.
Sul lato destro, la porta tompagnata ha un architrave romano del I - II sec. d. C. di età Adrianea o tardo Adrianea.
L'absidiola, appena aggettante, è arricchita da sottili colonnine che terminano con archetti pensili.
Nell'interno di interesse ci sono:
il fonte battesimale;
un interessante affresco del XVI sec. che raffigura il Battesimo di Cristo;
una tela Settecentesca, forse del Solimena o di Domenico Preste che raffigura la Madonna col Bambino e con i Santi;
altri affreschi sulla parete e sul braccio di crociera di destra;
otto colonne costruite con frammenti di marmo e conci di pietra sulle quali poggiano capitelli sbozzati, abaci e archi a tutto sesto.
Delle otto colonne una ha, sotto il collarino, un fregio: festoni con bucrani di origini pagane; due semicolonne, addossate alla parete d'ingresso, di età Serviana (III sec. d.C.) a sinistra e l'altra di età Trajano-Adrianea (II se. d.C.).
Isolato in un angolo un capitello a merlatura.
La volta, probabilmente, fu rifatta nel Cinquecento.
Originali sono la copertura a botte del braccio destro del transetto e la copertura a crociera della sagrestia, sostenuta da tozze colonne.
La cupola emisferica centrale viene rifatta nel XVI sec. e la finestra, aperta sotto la cornice della cupola risalirebbe al XVI-XVII secolo.
Faeto
Parrocchiale
Nel tardo Medioevo i tre paesi della Valmaggiore dipendono da un'unica parrocchia, con sede a Castelluccio e due rettorie a Celle e Faeto, dove il parroco o un suo vicario si reca solo in occasione di ricorrenze religiose.
La mancanza di adeguate vie di comunicazione, il rigido clima nella stagione invernale e il particolare idioma "franco-provenzale", usato esclusivamente nei due paesi periferici, causa un loro accentuato isolamento culturale.
Tutto ciò favorsce la diffusione dell'eresia valdese, proveniente dalle regioni ai confini con la Francia; risolta dal Sant'Uffizio verso la metà del 500 con un'energica azione repressiva in vari centri della Capitanata e del beneventano.
Appare, però, evidente che l'eresia ha preso piede anche per la trascuratezza del clero locale; così, con la bolla di papa Pio V, del 20 gennaio 1566, vengono finalmente istituite le parrocchie autonome di Faeto e Celle S. Vito.
La parrocchia di Faeto è dedicata al SS. Salvatore; probabilmente è la stessa intitolazione della chiesetta già esistente, derivata dall'omonimo nomastero benedettino, che sorgeva nelle vicinanze del paese.
Quando si decise di ampliare la chiesa, si utilizzano proprio i materiali prelevari dal diruto monastero, del quale non è rimasta alcuna traccia.
Fino al '700 abbiamo scarse notizie della chiesa; risulta che agli inizi del secolo viene benedetta la fonte battesimale e che nel 1778 la Congrega di S. Francesco provvede a sue spese ad ampliare l'edificio, costruendovi sul lato settentrionale una cappella dedicata all'Addolorata.
Non sappiamo quale fosse la posizione originaria della vecchia chiesa, ma sicuramente aveva l'ingresso rivolto verso l'interno del paese, cioè al contrario di quello attuale.
Orsara
La grotta di San Michele
Non vi sono reperti specifici nelle spelonche orsaresi, ma con molta probabilità si saranno svolti riti pagani ai quali, con l'avvento dell'era cristiana, si sono sovrapposti quelli del Cristianesimo.
Si sa che con la guerra iconoclasta del vicino Oriente (VII sec.), i monaci, là perseguitati, scapparono e alcuni di essi approdarono nel territorio orsarese ricco di cavità naturali.
Gli anacoreti incoraggiarono le genti vicine al culto dell'Arcangelo Michele (proibito nelle loro terre d'origine), apparso sul Gargano nel 490.
La religiosità popolare così si rinvigorì e il luogo diventò meta di pellegrinaggio delle genti vicine e dei fedeli che, per raggiungere il più noto santuario garganico e la Terra Santa, passavano anche per Orsara.
Sulle pareti spoglie della grotta è testimoniata la fede dei pellegrini verso l'Arcangelo Michele con rozze croci, incise nella roccia.
Oggi, la Comunità orsarese celebra con solennità l'Arcangelo l'8 maggio e il 29 settembre e vive la propria relisiosità con la stessa intensità di ieri.
La fede in San Michele è stato il viatico per tante spose, per tante madri, per tanti uomini costretti ad abbandonare la propria terra.
Accanto alla grotta di San Michele c'è quella di San Pellegrino.
Basilica dell'Annunziata
Ogni regione d'Italia, nel campo artistico, attraverso i secoli acquistò un aspetto particolare prettamente locale.
Così la regione pugliese raggiunse il suo maggiore splendore, quasi un'egemonia sulle altre terre italiane nel periodo romanico
Infatti in quest'epoca s'innalzavano i più fastosi templi della regione: il Duomo di Troia, Bari, Bitonto, Ruvo di Puglia.
Però prima che l'arte romanica si affermasse già alcune cittadine pugliesi s'erano arricchite d'insigni opere d'arte.
Un esempio lo abbiamo nella cittadina di Orsara di Puglia nella Basilica dell'Annunziata.
Dopo l'apparizione di S. Michele Arcangelo sul Gargano avvenuta nel 479 i longobardi convertiti al cristianesimo dalla loro Teodolinda costruirono l'attuale basilica.
Di forme semplici, ma animata da linee ardite e grandiosa altezza, sorge su di un dirupo di monte tra una serie di ombrosi pini e delle profonde ed aride caverne.
Presenta due ingressi laterali, al principale si accede attraverso uno dei viali del Parco della rimembranza.
Divisa in quattro campate, la prima e l'ultima sono sovrastate da cupole l'una semisferica e l'altra ellittica, quest'ultima è un esempio raro nell'architettura italiana.
Gli sforzeschi capitelli, ricchi di acanto spinoso, richiamano l'arte bizantina, mentre una serie di arcatelle cieche avente funzione prettamente decorativa, danno maggiore respiro all'ambiente della navata.
Anticamente la Chiesa fu arricchita di un bellissimo pulpito, avanzo di questo vetusto ambone è un leone che si conserva nella Chiesa madre di Orsara a destra del transetto.
Il leone di granito, sormontato da una colonna anch'essa di granito, ci ricorda l'arte romanica , si ricollega agli elementi bestiari scolpiti dinanzi all'arabo rosone del Duomo di Troia.
La costruzione è in pietra frammezzata da mattoni, la volta è a crociera condonata su pianta quadrata.
Due bifore ricavate nell'abside con una sola strombatura illuminano fiocamente l'ambiente quasi da invitare i fedeli alla preghiera.
Tutti questi elementi ci fanno supporre che il tempio pagano fu trasformato in tempio cristiano tra il VI e il VII secolo d.C..
Bovino
Basilica - Cattedrale
Nel cuore del centro storico, che ricalca l'estensione planimetrica della città romana, si erge sobria e imponente la basilica Cattedrale.
In stile romanico pugliese, con chiari elementi bizantini, ha la facciata attribuita ad un architetto gallico di nome Zano, che la costruì nel 1231 su commissione del vescovo Pietro I.
Ne dà notizia l'epigrafe contenuta nella lunetta del portale di sinistra, ai lati del busto del Cristo benedicente.
L'ingresso principale è delimitato da due piedritti, che sorreggono due mensole con motivi floreali scolpiti nella pietra calcarea, e da un ampio archivolto a sesto acuto con cornice decorata a palmette continue, che si imposta su due mensole con elementi floreali e zoomorfi.
Anche il portale di destra è sormontato da un arco a sesto acuto con una cornice a foglioline intagliate nella pietra.
Il tetto che sovrasta le navate laterali, più basso di quello centrale, è asimmetrico. Questo involontario errore di progettazione, che la rende piacevole all'occhio del turista e grottesca a quello di un tecnico, va attribuito all'architetto Ceschi, che ridonò alla chiesa il suo originario splendore violato dal terremoto del 1930.
Risultato eccellente di questo intervento è il rosone delimitato da una fascia con tralci e racemi intrecciati e da una doppia cornice aggettante a dentelli alternati e foglie a sima, quest'ultima poggiante direttamente su colonnine tortili e leoni stilofori.
Al centro del rosone, si staglia su vetro la figura del Cristo Pantocratore, eseguita dal pittore siciliano Zagami nel 1936.
Nella parte sommitale, un bue, dalle corna mozzate, domina l'intera facciata.
L'interno si presenta a croce latina con la navata centrale doppia sulle navate laterali e con presbiterio rialzato da gradini. Le colonne, tutte in granito, provengono probabilmente da edifici romani. Esse hanno differente altezza, alla quale si è sopperito con l'impiego di basi di dimensioni e fattura diversa (capitelli e pulvini romani reimpiegati).
Le campate sono scandite da una successione di archetti a tutto sesto che si impostano direttamente sui capitelli corinzi e ionici, di cui alcuni reimpiegati e altri riferibili all'VII-IX secolo.
Oltre ai capitelli, all'interno della chiesa, incastonati nei muri perimetrali, si conservano altri elementi di arredo architettonico (tre transenne lucifere, frammenti di plutei decorati con motivi a rilievo, una colonnina di chiusura del transetto), che assieme a numerosi altri, recuperati dal Ceschi e oggi conservati nel Museo Civico, possono confermare la presenza di un edificio di culto già in età alto medievale, probabilmente in concomitanza con l'affermazione della diocesi di Bovino.
Precedenti alla chiesa romanica sono una fonte battesimale, ricavata da un grosso mortarium romano in pietra su un capitello ionico capovolto e le colonne che descrivono l'arco absidale con le mensole istoriate (Daniele nella fossa tra i leoni, due cervi ai lati di un kantharos, due colombe con ramoscelli di ulivo ai lati di una croce, un grifo presso una fonte).
La basilica non si chiude, come di consueto, con un'abside. La parte superiore della parete è completamente coperta dalle canne dell'organo, che inglobano il dipinto degli anni Venti riproducente l'Assunta, copia della tavola del Tiziano, alla quale è titolata la chiesa.
Nella parte bassa della parete e sulle due adiacenti, corre un coro ligneo, voluto dal vescovo Paolo Tolosa nel 1613.
Una fonte di notevole importanza per la storia di questo monumento è rappresentata dall'epigrafe del 1703, posta al lato dell'altare, che ricorda di celebrare il 15 ottobre di ogni anno una messa in suffragio di Roberto di Loretello, signore di Bovino fino al 1182 e probabile sostenitore materiale dei lavori di questo edificio liturgico.
Una scalinata, aperta sul transetto della basilica, permette l'accesso diretto al cosiddetto "Cappellone" di San Marco.
La chiesa, originariamente autonoma, presenta anche un portale monumentale, che dà sull'esterno, con la lunetta riproducente in bassorilievo S. Marco di Aecae, con mitra e pastorale, tra due diaconi, che reggono la suppellettile liturgica. L'edificio venne realizzato nel 1197, come attesta un'epigrafe datata 1703, forse in occasione dell'arrivo in città delle reliquie del Santo, da allora venerato come Patrono del paese.
L'interno è a navata unica, chiusa da un ampio presbiterio, sormontato da una cupola. Sulla parete di fondo un altare barocco, su cui domina una tela settecentesca, custodisce le ossa di San Marco, riprodotto in un prezioso busto di scuola napoletana della fine del XVIII secolo. Questa chiesa ha rivestito anche il ruolo di "cimitero dei Vescovi", per aver ospitato le tombe monumentali di alcuni dei più importanti vescovi, che ressero l'antica diocesi di Bovino.
Da qui si raggiunge anche il campanile, che al primo piano, oltre a colonne e capitelli di età romana e altomedievale, custodisce un'epigrafe, attribuita al vescovo Oddo, che occupò la sedia vescovile tra la fine del X e la metà del secolo successivo.
Chiesa di San Pietro
E' la chiesa più antica di Bovino: un monumento di rara bellezza per la suggestiva semplicità del suo stile romanico. Sorta sulle rovine di un antico tempio pagano, , dedicato ad Ercole in epoca romana, fu edificata, nel 1099, dal Vescovo Gisone I.
Nel corso dei secoli ha subito numerosi cambiamenti e radicali trasformazioni che ne hanno modificato l'aspetto originario.
Attualmente presenta un duplice stile: barocco nella navata e romanico - bizantino nel presbiterio.
Il tempio è a unica navata, con avanzi di colonne granitiche di epoca classica e capitelli scolpiti.
Nella parete di fondo si aprono tre absidi semicircolari, tipiche delle chiese basilicali.
Ha due ingressi, dei quali, quello secondario, è arricchito da due colonnine di granito di epoca lontana.
All'interno della chiesa, in cui si leggono chiaramente i prestigiosi documenti della vetustà e della primitiva bellezza, si possono ammirare in particolare il fonte battesimale, rappresentato da una grande vasca emisferica in pietra ch epoggia su una base decorata in stile bizantino, e l'artistica tela d'autore, di scuola caravaggesca o della Scuola napoletana del '700 (Ribera), attribuita al Maestro di Bovino, raffigurante il "Martirio di San Pietro".
Chiesa del Rosario
La chiesa presenta una struttura architettonica di ampio respiro gotico.
Il portale, rettangolare e a fronte orizzontale, è del 1754 e porta incassata, nel fregio, un'iscrizione del 1205 che accenna alla costruzione della prima chiesa, per opera del Vescovo Roberto, dedicata all'Arcangelo Michele.
Le diverse modifiche apportate al tempio, in epoche diverse, ne hanno modificato notevolmente l'aspetto priminito così da divenire, nel tempo, un insieme discordante di forme e di stili.
Chiesa dell'Annunziata
Si trova all'inizio dello storico rione "Portella".
Ha il portale di stile rinascimentale e un bel campanile di pietra di Trani, eseguito su disegno del Lamarra.
E' conformata a croce latina, con abside semicircolare e cupola di bella fattura.
Le decorazioni sono a stucco con qualche affresco del Lamarra e medaglioni a bassorilievo, rappresentanti le sette festività della Vergine.
Sotto la chiesa si estende un'ampia cripta, delle stesse dimensioni del tempio sovrastante, dove in passato venivano sepolti i confratelli.
Chiesa di Santa Maria delle Grazie
Viene chiamata comunemente la "Chiesa dei Morti", perchè in essa ha sede e vi ufficia la Confraternita della Buona Morte.
Esempio di architettura neoclassica, ha un bel prospetto di travertino, della prima metà del 1800, a un solo ordine, con nicchie e paraste ioniche.
Della primitiva chiesa rimane solo il caratteristico campanile, con spigoli di pietra arrotondata a guisa di colonne murate e cella campanaria in mattoni.
Chiesa di San Francesco
Fondata nel 1427, sulle rovine di un antico tempio dedicato ad Augusto, ha il carattere di chiesa nomastica minoritica.
L'interno è ad unica navata e conserva le due belle sculture in legno di San Francesco, eseguita dal Buonfiglio nel 1792 e l'antra di Sant'Antonio di Padova, realizzata da Iacopo Colombo, nel 1700.
Chiesa di Sant'Antonio
La fondazione della Chiesa, oggi felicemente incastonata nel verde della Villa comunale, risale al 1618 e fu fatta costruire dal duca Don Giovanni Guevara e dalla duchessa Giulia Boncompagni, per un voto fatto a San Francesco d'Assisi.
Al 1623 risale invece l'annesso Convento, costruito per ospitare i Padri Cappuccini, ai quali venne affidata la cura della Chiesa.
Deliceto
Madonna della Consolazione
A circa due chilometri da Deliceto il santuario della Madonna della Consolazione ricorda il passaggio per la Capitanata di S. Alfonso Maria De Liguori e di San Gerardo Maiella.
Nacque in tempi imprecisati col nome di San Pietro in Vincoli.
La tradizione dice che fu costruito, nei primi secoli del cristianesimo, da fedeli sfuggiti alle persecuzioni.
La piccola chiesa fu affidata nel 1470 agli Eremiti di Sant'Agostino i quali innalzarono un convento e vi costruirono anche una cappella dedicata alla Madonna della Consolazione.
Disseminati nei dintorni, al tempo di San Gerardo, vi erano ancora piccoli romitori costruiti per i frati che volessero vivere in solitudine, nella preghiera e nella penitenza.
Poi gli Agostiniani sparirono, e la chiesa rimase sola col suo convento.
Nel 1774 venne a Deliceto S. Alfonso Maria De Liguori, fondatore dei Redentoristi.
Proveniva da Pagani ed era diretto a Modugno, nei pressi di Bari.
Il canonico Giacomo Casati, che da tempo seguiva il nuovo istituto fondato dal Santo gli propose di riaprire il vecchio convento di Santa Maria della Consolazione. Il convento divenne un Colelgio per i missionari incaricati di di predicare le missioni popolari e casa di noviziato; dopo qualche decennio divenne anche seminario teologico.
Nel collegio della Madonna della Consolazione S. Alfonso De Liguori rimase due anni. Quando non era impegnato nelle missioni, insegnava morale e geografia, scriveva prediche e trattati, componeva canti popolar, fra cui il celebre "Tu scendi dalle stelle".
Ritoccò anche l'antico dipinto raffigurante la Madonna della Consolazione eliminando i guasti che lo scorrere del tempo e l'incuria degli uomini avevano inferto.
Durante il suo soggiorno a Deliceto, S. Alfonso si recò a Foggia per una missione nella collegiata dell'Iconavetere.
Durante una predica gli apparve la Madonna.
Il Collegio di Deliceto con al sua dolce Madonna della Consolazione restò sempre nel cuore di S. Alfonso.
Nel maggio del 1749 arrivò a Deliceto Gerardo Maiella. Come fratello laico, fu messo ai lavori più pesanti.
Si guadagnò la stima di tutti con la disponibilità al servizio, la tenacia nel portare a termine i compiti, il senso di responsabilità, l'ubbidienza ai superiori.
Con spirito ilare e sereno zappava, tagliava la legna, impastava la farina per il pane, puliva le stalle, spaccava le pietre e faceva da manovale.
Intanto cresceva anche spiritualmente.
Non tardò molto che si conobbe la sua obbedienza perfetta, lo spirito di preghiera, la profondità della sua meditazione, la sua abilità ad entrare nel segreto delle coscienze per aiutare i peccatori a convertirsi.
Fece il noviziato e gli venne affidato l'ufficio di questuante. Dappertutto Gerardo dava più di quanto ricevesse; la fama della sua santità correva.
Si raccontavano i suoi miracoli.
La solitaria casa di Maria SS. della Consolazione cominciava ad affollarsi di pellegrini,
In tutti i paesi vicini a Deliceto e perfino a Foggia vi erano persone che volentieri ricorrevano a Gerardo per Consigli e illuminazioni.
Madre Maria Celeste Crostarosa, che a Foggia aveva fondato un monastero di Redentoriste, spesso aveva Gerardo come ospite; fra i due santi fervevano le celesti conversazioni.
Gerardo rimase a Deliceto fino al 1754. Poi fu trasferito nella casa di Materdomini a Caposele.
L'anno seguente terminò la sua vita terrena.
I Redentoristi rimasero a Deliceto fino al 1866. In quella data, per la legge della soppressione degli Ordini Religiosi, la casa divenne di proprietà dello stato ed adibita a vari usi.
Attualmente è di proprietà dell'Arcidiocesi di Foggia-Bovino.
Il santuario della Consolazione a Deliceto resta uno dei luoghi più cari della tradizione dei Figli di S. Alfondo dé Liguori che lì hanno vissuto gli anni poveri ed esaltanti delle origini.
Resta anche uno dei luoghipiù santi della Capitanata perchè illuminati dal passaggio di due uomini che hanno fatto della nostra terra la palestra della loro carità e del loro amore.
Chiesa dell'Annunziata
E' la chiesa più antica per costruzione e per forma architettonica che si conserva nel paese.
E' divisa in tre navate con bellissimi archi gotici, costruiti in pietra rosata e impreziosita da stemmi ed incisioni.
Certamente l'inizio della sua costruzione, con l'attigua abbazia, è da farsi risalire al periodo Carolingio-Longobardo, cioè al IX secolo.
All'inizio del 1200, a causa dell'incuria dei monaci cassinesi che l'amministravano, fu fatta ricostruire in stile gotico dal vescovo di Bovino, Pietro I.
Nel 1400 venne di nuovo rifatta e restaurata in stile diverso dal gotico, perdendo in parte la sua caratteristica originaria.
In seguito al terremoto del 1930 tutta la vola e le relative coperture furono rifatte con uno stile differente e poco intonato alla precedente costruzione.
Chiesa di Sant'Anna
La chiesa, che prese il nome di "Sant'Anna e Morti", sorge nel luogo in cui si trovava la quattrocentesca chiesa del Purgatorio, voluta nel 1865 dall'"Arciconfraternita dei Morti".
Il tempio, costruito in stile barocco ad una sola navata, termina con l'abside fiancheggiata dalla sagrestia e dall'oratorio.
Lungo la parete sinistra si possono ammirare alcune statue di valore storico-artistico: San Giuseppe, San Luigi Gonzaga, San Gerardo Maiella, Santa Fausta e San Vincenzo martiri (queste ultime provenienti dalla vecchia chiesa di San Cristoforo).
Sull'ingresso della sagrestia è possibile ammirare una grande tela del '600, raffigurante "Le Anime del Purgatorio", opera dell'artista Benedetto Brunetti.
Lungo la parete di destra, invece, vi sono: le statue dell'Immacolata Concezione e della Madonna Addolorata, le palme reliquiarie di alcuni santi martiri, un Crocifisso ligneo con reliquie di santi e una grande tela con una pregevole cornice dorata, copia della Madonna bizantina della Madia, di Monopoli (BA).
Sull'altare maggiore infine troneggia la settecentesca statua lignea di Sant'Anna.
Chiesa Madre di San Salvatore
Ubicata nel cuore del centro storico, la chiesa viene da antichissimo tempo considerata "Madre" perchè nata prima delle altre.
L'originaria, difatti, risale al VII.VIII secolo, tempo in cui si stabilirono in Deliceto i Longobardi e vi impiantarono una loro corte con una chiesa dedicata a San Salvatore.
Quel tempio, di presumibile stile romanico, fu nel corso dei secoli più volte rimaneggiato, finchè non venne abbattuto del tutto nel 1744 per cedere il posto all'attuale.
la facciata principale, a due ordini, è formata da una dinamica superficie convessa che riduce illusoriamente, la distanza tra le ali. Su di essa si trova l'accesso: un portale incorniciato di lesene e frontoni che poggia su una scalinata rettangolare a due branche simmetriche.
L'interno presenta una pianta a croce latina a tre navate. Nella crociera s'innalza la cupola che precede l'abside ornato di un bel coro ligneo.
Nelle varie cappelle si trovano tele di pregevole fattura.
La torre campanaria è la stessa della vecchia chiesa e risale quindi al XIV sec. In origine in oggetto ad essa, è oggi accorpata al tempio. Divisa in tre piani conserva in quello centrale l'orologio.
Sant'Agata di Puglia
Chiesa di San Nicola
Di impianto Normanno, è documentata nel 1162, 1164, 1187.
Fu ricostruita nei primi anni del 1500 e continuamente arricchita fino al 1901.
E' l'unica chiesa ad avere una cripta, che può dirsi suddivisa in tre parti:
la prima è la più grande ed ha le volte a botte, che si allargano dove la parete, a sinistra, si ritira;
la seconda, quadrangolare, presenta poggiati su basse colonnine quattro bei costoloni, che dividono la volta in vele quadrangolari;
la terza è costituita da un'unica volta a botte, arricchita da lavorazioni in stile barocco.
La prima è tutta assorbita dal ricordo della passione e della morte di Gesù. I vari episodi delle sue ultime ore girano sulle pareti, a cominciare da sinistra, accanto all'arco di separazione, per nuovamente terminare a quest'ultimo. Le scene si abbassano quasi fino al pavimento, così che i personaggi dipinti vengono a trovarsi all'altezza del visitatore. Nella volta di questa prima parte sono rappresentati i giorni della Settimana Santa.
La seconda parte dipinta è dedicata ai "Dolori della Madonna".
Nella terza, la figura di Gesù morto, posto in una bara di vetro, fu collocata sull'altare in fondo alla cappella, adagiato sulle braccia degli angeli, ed è circondata da altri che recano tra le mani i simboli della sofferenza.
La Chiesa è lunga m 31,23, larga m 17 e alta m 10 nella navata centrale. Sono degni di attenzione la cappella laterale del Presepio, il Battistero, il Pergamo, ambedue in granito roseo, il grande rilievo delle statue dei titolari delle tre parrocchie (S. Michele Arcangelo, S. Nicola, S. Andrea), il magnifico Coro di legno in noce nero.
Tra i dipinti un'opera che merita essere menzionata è il quadro di San gaetano di Pacecco de Rosa del 1654.
Di eccezionale valore storico sono le statue di Sant'Anna, Santa Lucia e Sant'Agata, San Vito, San Rocco e San Lorenzo del secolo XVII; la tela della Madonna del Carmine, dello stesso secolo, sul primo altare della navata destra di Pacecco de Rosa, o della sua scuola; la incomparabile bellezza dell'Addolorata, già appartenente a casa Volpe; la tela della Madonna degli Angeli, già della famiglia Del Buono, di indiscutibile pregio (secolo XVI-XVII).
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