Ultimi rappresentanti dell'Ordine Teutonico
Nell'agosto 1462, il gran maestro Ulrico de Lenteihym (o Lentersheim), col consenso di altri precettori, inviava in Puglia come visitatori e calcolatori i due confratelli, Giovanni di Vinsterlore «milite» e Iodoto Leyniger sacerdote, i quali nel giugno dell'anno successivo, nella casa di Manfredonia, costituirono il confratello Ludovico Nordlinger «milite», come «commendatore» per la balìa di Puglia.
Questo Komtur regionale, mentre prendeva il titolo da San Leonardo «de la Matina» dell'Ordine di Santa Maria in Gerusalemme, manteneva la sua residenza in Manfredonia, e trattava gli affari non solo di San Leonardo, ma anche delle altre case, per cui lo troviamo a Foggia, a San Giovanni Rotondo, ad Ascoli Satriano e altrove. Nell'agosto 1469, per trattare una contesa sul fitto d'erbaggi di un «certo territorio de Corneto e de la Torre de la Manna» troviamo ancora un altro «gran precettore del monastero di San Leonardo de Matina», Vernerio de Taleym. Finalmente, nel maggio 1471, nel monastero stesso di San Leonardo un'ultima contesa risolve il «milite» sacerdote Stefano di Prussia, in qualità di luogotenente e procuratore del Vescovo Santretis, gran precettore della chiesa di San Leonardo.
La questione sorta con il signore di Cagnano, Carpino e S. Nicandro e del territorio confinante tra S. Nicandro e castello Pagano, che allora era Nicola della Marra, fu trattata pacificamente con gli altri conventuali, Matteo e Giovanni «Iuvene», anch'essi «militi» dell'Ordine Teutonico, che vi risiedevano. Essa riguardava l'uso dei pascoli e delle ghiande e della dimora dei maiali, bufali e cavalli in alcuni periodi dell'anno, e terminò, dopo diversi anni, con una transazione bonaria e con il buon nome di quest'ultimo rappresentante dell'Ordine Teutonico in Puglia.
Stefano Grube (o Gruben), acquistandosi la protezione della corte del re di Napoli, ottenne non solo un'ordinanza dal re Ferdinando in Foggia, nel gennaio 1473, per il ricupero dei beni stabili arbitrariamente occupati, ma riuscì ad avere il 10 marzo 1474 l'episcopato di Troia e da Sisto IV, sotto forma di «Commenda», la chiesa di San Leonardo, divenuta vacante.
Il Gran Maestro di Germania, a cui giunsero dal re di Napoli le vive raccomandazioni per il Gruben «in tono alquanto categorico» — dice lo Schumacher, poco tenero per quest'ultimo «Commendatore» teutonico della chiesa di San Leonardo — con le note di esaltazione per l'attività spiegata dal raccomandato, dovette contentarsi del « riconoscimento espresso nella lettera di provvisione del Pontefice, dei diritti di occupazione e di concessione, in favore dell'Ordine Teutonico di quella Balìa». Nella sua nuova carica il Gruben non mancò di energia, né di attività. Dopo la prima ordinanza del re Ferdinando per la rivendicazione dei beni e diritti della chiesa di San Leonardo, altre ne pervennero all'università di Troia e alle altre città e castelli e località delle province di Capitanata, Bari ed Otranto perché fossero restituiti i territori e beni di San Leonardo «de Matina».
Nel maggio 1479, quando il Gruben era impegnato per una fabbrica di San Leonardo, al doganiere Nicola Caracciolo perveniva un'ordinanza da Napoli, che gl'imponeva di pagare al Vescovo di Troia, come al solito, gli erbaggi che ammontavano a circa trecentosettantotto ducati, «perché tali denari - diceva il re - se hanno a convertire in fabrica che dicto episcopo fa per nui vicino ad Ascoli». Dell'attività di questo Vescovo rimane ancor vivo un ricordo nei Troiani, che per molti anni mantennero l'uso (introdotto dal Gruben) di portare la bandiera in San Leonardo, nella solennità dell'Ascensione. «Con bandiera e tamburo — narra in proposito lo storico Pietrantonio Rosso — congregava la gioventù di Troia, e a modo di compagnia di guerra portava l'insegna in detta chiesa».
Dell'ospizio da lui fondato nel 1471, prima ancora che ne fosse Vescovo, fa cenno un'iscrizione incastrata nel muro d'una casa privata, prospiciente in via Regina Margherita, quasi dirimpetto alla chiesa dei Morti. «Le pietre di questa iscrizione — scrive il Beccia — le magnifiche cornici, anche di pietra, scampate nella regia chiesa di San Leonardo, e la statua di questo Santo collocata sul frontespizio della medesima chiesa formano gli unici avanzi dei superbi monumenti teutonici già esistenti in Troia».
Nominato dal Pontefice nel 1480 arcivescovo di Riga, il Gruben passò a Roma, dove rimase due anni: nel 1482 tornava in Prussia, un anno prima della sua morte.
Terminava con lui il dominio del Gran Maestro dell'Ordine Teutonico sulla Balìa di Puglia, poiché ne disponeva il Pontefice Sisto IV come un beneficio concistoriale.
I tentativi del Gran Maestro di Germania per riaverne il dominio, pur valendosi di personalità autorevoli come il Vescovo di Treviri, andarono falliti, e infruttuoso rimase anche quello del cardinale protettore dell'Ordine, Rodrigo Borgia, assunto poi alla cattedra di San Pietro col nome di Alessandro VI.
| Succ. > |
|---|