L'abbassamento morale nel Regno Angioino
L'abbassamento morale del Regno Angioino fu la prima causa del tramonto della Balìa di Puglia. Le guerre di pretendenti, i saccheggi e le devastazioni in Puglia furono tali, che molti possedimenti dell'Ordine Teutonico rimasero quasi abbandonati.
Sorsero anche litigi e conflitti tra i «precettori», i contadini e i proprietari, con poco vantaggio dei primi, specialmente sotto il governo dei Grandi Maestri Corrado di Wallenrod (1394) e Corrado Iungingen (1396), siccome fa rilevare lo Schumacher nella sua storia della Balìa medesima.
Tutte le case teutoniche ne risentirono, a cominciare da quelle di Barletta e di San Leonardo. Si cercò di far assopire i litigi sorti anche con altri monasteri, come per esempio con quello di Montecassino, che terminò nella Curia di Troia, dove il 18 aprile 1408 stavano a litigare per l'abusiva occupazione di un territorio cassinese, detto volgarmente «le Ganete» il gran precettore di San Leonardo, frate Ugone, e il procuratore di Enrico Tomacelli, abate di Monte Cassino, Pietro «de Sant'Eramo», canonico di Foggia. Anche in Troia, il 25 aprile 1417 cessava l'altro litigio con Guiduccio de Monte Auro di Foggia, a causa dell'indebita appropriazione di alcuni erbaggi, per cui frate Nicola Smidynt, procuratore del gran precettore della provincia di Puglia, frate Ermanno Zorner, si contentava d'una bonaria riparazione dei danni col riceversi cinque ducati, di cui due in perpetuo per gli erbaggi del territorio di Foggia.
Una lite molto clamorosa ci fu col Vescovo di Nardo per possesso del convento di S. Maria «de Balneo» presso Brindisi, che durò per qualche tempo, ma che sostenne con energia e condusse a termine vittoriosamente il confratello Giovanni Helfebeck, procuratore generale del luogotenente della chiesa di San Leonardo Ulrico Fest.
La lite cominciò con un ricorso a Roma e fu trattata dapprima dinanzi al Vescovo di Andria, il 2 novembre 1440, dallo stesso procuratore generale, il quale recatosi presso la chiesa di Santa Maria per prenderne possesso, il 1 luglio 1444, n'ebbe un reciso rifiuto, con atto compiuto dall'abate, che vi funzionava. Questi con mano armata et balista imposita cum maxima comitiva, dicendo che la chiesa di Santa Maria «de Balneo» gli spettava con pieno diritto e che se egli, Giovanni, avesse osato di andare oltre i limiti del cimitero, ossia clausura, avrebbe avuto a pentirsi lui e tutta la sua comitiva d'essersi inoltrato fino a quel punto.
E dalle parole si passò ai fatti, poiché si pose mano alle armi e a far funzionare le baliste, mentre fra le parti contendenti s'interponeva un prete o diacono, Guiduccio, che gridando disse: «Messer Giovanni, voi non avrete mai il possesso di questa chiesa, perché noi siamo disposti a difenderla per il Vescovo di Nardo, poiché la Sua Signoria ha mandato noi tutti qui a difendere detta chiesa, acciocché voi non pigliate possesso di essa». Se non che, alla fine dello stesso anno, il 7 dicembre, con l'intervento del Vescovo di Melfi, delegato per la composizione della lite, dopo pacifica discussione, la chiesa fu consegnata al procuratore Giovanni Helsebeck, il quale ne prese possesso, entrandovi e uscendone, aprendo e chiudendo le porte, suonando la campanella, prendendone un pugno di terra ed estirpandone le erbe.
Al termine ne fu redatto un pubblico e solenne istrumento, con testimoni autorevoli. Per assicurare gl'interessi economici della chiesa di San Leonardo e proteggerla, intervenne il gran maestro generale dell'Ordine Teutonico, poiché essa più di tutte le altre case aveva sofferto per le vicende della guerra e anche per incapacità dei suoi amministratori: propter guerrarum turbines, tum propter desidiam officialium et rectorum dicti ordinis. Con una ordinanza diretta ai principi, duchi, conti, baroni, magnati e subalterni, della provincia di Capitanata, anche il conte di Troia, Gargia de Cebanyellis, accolse un'istanza del milite frate Ulrico Vest, luogotenente del gran maestro generale di Alamagna nel regno di Sicilia e del medesimo frate Giovanni Helsebeck. Nell'ordinanza, richiamati tutti i privilegi concessi alla chiesa di San Leonardo, a cominciare da quello di papa Innocenzo II e suoi successori, nonché quelli dei rei di Napoli, il conte Gargia, in qualità di viceré, intimava di procedere con giustizia nelle cause, promosse dagli amministratori ed economi della chiesa di San Leonardo.
Avvalorava quest'ordinanza non solo un rescritto del papa Eugenio IV, dato in Firenze il 16 dicembre 1441, quanto un nuovo privilegio del re Alfonso d'Aragona concesso ad istanza di frate Ulrico Fest, in Foggia, il 10 novembre 1442.
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