La Statua della Sipontina
Questa preziosa testimonianza lignea della "Thetòkos Basilissa" madre di Dio e regina in trono che ci riporta al primo millennio della vita cristiana vissuta nella nostra terra, era originariamente collocata e venerata nella cripta della basilica "Santa Maria di Siponto" mentre oggi è custodita ed esposta nella chiesa cattedrale di Manfredonia, in quella che un tempo era la cappella delle reliquie.
"Nigra sum sed formosa sicut tabemacula Kedar.. (Ct 1,5) Tota pulchra es, sponsa amicaque mea, et macula non est in Te ... (Ct 4,7)
Questa "Icona", conforme al tipo iconografico "Nicopèia", che gli studiosi fanno risalire al periodo compreso trai secoli Vi e IX, colpisce il visitatore per la sua imponenza armoniosa; in perfetta posizione frontale e quasi a grandezza naturale, la Madre di Dio si presenta seduta in trono su un cuscino e con la mano sinistra sorregge il Cristo, il quale, secondo i canoni iconografici della Chiesa una ed indivisa, sanciti dal Concilio II di Nicea dei 787, non è un "bambino", ma un giovane rimpicciolito e seduto sul suo grembo di tal che la Madre diventa il "Trono del Re celeste" - con tale titolo è salutata infatti dai cristiani d'Oriente nell'antichissimo inno "akathistos" - mentre quale Semprevergine con la mano destra leggermente sfiorante la gamba destra del Figlio, lo indica con chiarezza a ciascuno di noi come l'unica Via - "odòs" - al Padre, con l'invito pressante: contemplate Lui, venite a lui, ascoltate Lui, adorate Lui!
La "Theotòkos" indossa una tunica scura, tendente all'azzurro - violaceo, bordata in oro ai polsi ed è tutta avvolta dal "maphorion" - vera e propria dalmatica - di colore rosso, simbolo della Grazia che ha avvolto la "Panaghìa", Tuttasanta; il suo capo, poi, circondato da un nimbo ligneo sormontante la spalliera della seggiola nel cui retro è trascritto l'Agnello, è leggermente inclinato ed avvolto da una delicata cuffia, ricoperta a sua volta da un secondo copricapo che scende sulle spalle di Maria.
La Vergine non esercita come nell'arte occidentale un ruolo di protezione nei riguardi dei Figlio, ma lo presenta agli uomini, intercedendo al tempo stesso presso di Lui: le sue mani in un gesto ricchissimo esprimono in un tempo il ricevere e l'offrire.
Oltre che ad essere serva e sposa dello Spirito, Maria è anche icona della Sposa, della Chiesa, di ciascuno di noi che vede riflesso in Lei la propria gloria futura, e l'espressione dei suo volto "scuro" - il Cantico dei Cantici parla appunto della Sposa bella, di carnagione scura, amata totalmente dallo Sposo - è seria, piena di serenità regale; infine i suoi grandi e dolcissimi occhi - è chiamata questa immagine "Madonna dagli occhi sbarrati" perché secondo la tradizione costretta ad assistere ad un atto di grave violenza avvenuto nella stessa chiesa di Siponto - esprimono la funzione di intercessione e si posano direttamente su di noi che la invochiamo e salutiamo Madre di Dio e Regina di Siponto.
Il Cristo, seduto in posizione frontale, quasi eretto, sul grembo della Madre, indossa la veste bianca, sponsale, regale e sacerdotale, propria del Vivente - Risorto, ornata di "stìcos" - il "clavus" dei latini - aureo, la fascia dei diacono insomma che scende dalla spalla destra, segno della diaconia di Cristo servo, venuto a servire i fratelli e non a farsi servire, e come tale benedice con la destra o meglio con il pollice che tocca l'anulare compie l'antico gesto dei Re che impone il silenzio a tutti noi che siamo chiamati ad ascoltare solamente il Verbo che parla, mentre con la sinistra tiene il rotolo del Libro della Vita, ricevuto dal Padre, che apre proclamando la salvezza (Ap 5).
In alternanza alla Madre sua, il Cristo indossa abiti che in pratica portano gli stessi colori: Cristo ha qui la tunica bianca, in altre icone generalmente è rossa, Maria invece violaceo scuro; Cristo ha il "maphorion" violaceo, Maria lo ha rosso; e tutto questo rinveniente da un'antica simbologia, segno di una grande ricchezza teologica mai dimenticata: per Cristo la tunica bianca o purpurea della divinità eterna e il manto azzurro - violaceo dell'umanità significano la Divinità che si rivestì per sempre dell'Umanità; per Maria in alternanza, la creatura che è stata tutta rivestita, adombrata, dallo Spirito Santo di Dio, cioè divinizzata dal Dio incarnato.
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